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AMOREODIO: ossimoro in un tragico gesto

RECENSIONE AMOREODIO

Monotonia, noia, routine quotidiana. E poi un rapporto di duro conflitto con i propri genitori, che non può far altro che portare a un’adolescenza difficile, tra l’altro vissuta in un contesto di provincia poco esaltante.
In fondo, la storia di Katia non è poi così diversa da tante altre: di diciassettenni come lei, senza stimoli, ai margini della vita sociale, lontane dagli amici e dalla famiglia, il nostro Paese è pieno.

REGIA: Cristian Scardigno
CAST: Francesca Ferrazzo, Michele Degirolamo, Chiara Petruzzelli, Raffaele Buranelli, Piergiuseppe Francione, Gianluca Cammisa
FOTOGRAFIA: Francesco Crivaro
NAZIONALITÀ: ITA
ANNO: 2014
DURATA: 100 min

Ma Katia non è sola. Al suo fianco c’è Andrea, il fidanzato. Ragazzo debole e a lei succube che rappresenta l’elemento principale del contrasto tra la ragazza e la madre.  Con quest’ultima il rapporto è di odio, odio profondo; con Andrea, al contrario, è di amore – o presunto tale – e complicità. Una complicità che si manifesterà nella sua totale efferatezza dando vita un tragico epilogo, dalle conseguenze irreversibili.

Il film si basa su un fatto di cronaca realmente accaduto, il “delitto di Novi Ligure”, che  vide i giovani fidanzatini, Erika e Omar, protagonisti del duplice omicidio della madre e del fratellino della ragazza. Il giovane regista, Cristian Scardigno, trae spunto da quello che può essere definito come uno dei più importanti eventi mediatici dei primi anni Zero, soffermandosi, nello specifico, sul mondo adolescenziale e sulle inquietudini che lo contraddistinguono.

Osservando il film tutto ciò appare evidente: basti pensare a come Scardigno mette in risalto la scarsità di comunicazione tra i protagonisti e il mondo circostante, la mancanza di affetti, la solitudine. E poi c’è la noia; quella noia che porta Katia a tradire Andrea quasi senza trasporto emotivo; e che, allo stesso tempo, fa sì che il ragazzo trascorra le giornate a guardare passivamente – in alcuni casi masturbandosi – filmati che vedono Katia protagonista.

Il film è certamente apprezzabile. Il lavoro del regista è notevole, così come quello della sceneggiatrice, la brava Valentina Troisio. Ottima, poi, la scelta della colonna sonora, che accompagna i momenti di maggiore tensione durante tutto il lungometraggio. Unico neo, la ripetitività di alcune scene al rallenty (alquanto durature), che vedono i due ragazzi girovagare per il paese in sella a uno scooter.

I due giovani attori se la cavano bene. 
Michele Degirolamo interpreta egregiamente il personaggio di Andrea mentre Francesca Ferrazzo (Katia) colpisce per la disinvoltura con la quale riesce a mostrare simultaneamente determinazione, freddezza e cinismo in maniera ‘allarmante’.

In un’Italia avida di cronaca nera come quella attuale, forse un film di questo tipo potrebbe apparire ridondante ma può diventare lo spunto per analizzare in modo più approfondito le delicate dinamiche legate all’adolescenza.

Emozionante il momento dell’interrogatorio a cui sono sottoposti i due ragazzi

Personaggio Venefico: Katia e il suo sguardo

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