apes revolution il pianeta delle scimmie 2014

APES REVOLUTION, Il pianeta delle scimmie è umano

RECENSIONE APES REVOLUTION – IL PIANETA DELLE SCIMMIE

L’approssimarsi di un conflitto. L’incessante trattativa con sé stessi e con gli altri. L’incomprensione tra padri e figli, tra il nostro popolo e gli altri popoli, tra la nostra razza e le altre razze fino all’inevitabile incedere della guerra: Apes Revolution – Il pianeta delle scimmie ci racconta questo.

REGIA: Matt Reeves
CAST: Jason Clarke, Gary Oldman, Andy Serkis, Keri Russell, Keir O’Donnell, Kodi Smit-McPhee
FOTOGRAFIA: Michael Seresin
NAZIONALITÀ: USA
ANNO: 2014
TITOLO ORIGINALE: Dawn of the Planet of the Apes
Durata: 130 min

L’episodio precedente, Rise of the Planet of the Apes – diretto egregiamente da Rupert Wyatt e interpretato da James Franco -, ci aveva lasciati con l’umanità nel panico a causa del propagarsi del virus T-113, agente patogeno che aumenta l’intelligenza dei primati e nel contempo uccide l’uomo. Quindici anni dopo le scimmie, capitanate dal leader Cesare, sono libere e vivono in pace nella foresta di Muir Woods. Ma gli umani, barricati in una sorta di città fantasma e tragicamente decimati dal morbo, sono alla disperata ricerca di nuove fonti di energia. Le troveranno nei pressi di una diga situata al limitare del territorio presieduto dai primati. Il contatto tra le due specie sarà inevitabile…

Matt Reeves (Cloverfield) dimostra di saperci fare costruendo nella prima parte un film riflessivo, quasi politico, all’interno del quale i fattori trainanti sono il conflitto all’interno dei gruppi d’appartenenza e l’annusarsi tra le due specie rivali. Questa volta però, a differenza degli altri film di questa interminabile serie iniziata nel 1968, a farla da padrone è il contrasto tra le scimmie stesse, reso evidente dall’accesa rivalità tra Cesare e Koba (la scimmia ribelle). Reeves sceglie di relegare l’uomo a fattore quasi marginale, privandolo di caratterizzazioni degne di nota ad eccezione del buon Malcolm (Jason Clarke) che tieni in piedi la baracca praticamente da solo.
In questa prima fase il regista gioca a irretire lo spettatore, gestendo in maniera perfetta l’alternanza tra i momenti di tensione e quelli di quiete.

Nella seconda parte invece la pellicola acquista un ritmo incalzante che fa da preludio all’imminente conflitto tra i pelosi e i glabri, ma proprio qui s’indebolisce e, pur mantenendosi su buoni standard, perde parte del lirismo iniziale. Notevoli comunque le sequenze nelle quali le scimmie, vedendo i loro amici saltare in aria, percepiscono la mostruosità della guerra. L’evoluzione tecnologica in questo caso aiuta, facendo in modo che tutto ciò risulti estremamente credibile ed efficace.

Dal punto di vista tecnico la performance grafica di Apes Revolution è ragguardevole sia per quanto riguarda la mimica facciale dei primati (la scena nella quale Koba si finge un idiota davanti a due esseri umani armati fino ai denti è un portento di recitazione digitale), sia per le ricostruzioni della foresta e della città, e offre un impatto visivo che ricorda la fantascienza brutta, sporca e cattiva degli anni ’80.

I tempi di Cornelius, Zira, Taylor e del professor Zayus sono lontani e forse anche quelli delle scimmie di Tim Burton, che per il suo remake del Pianeta delle scimmie datato 2001 pretese che i primati fossero interpretati da attori in carne e ossa (operazione che riuscì alla grande grazie al make-up di Rick Baker n.d.r.), ma non ci possiamo lamentare perché in fondo il film di Matt Reeves concede, senza per questo sbalordire, ciò che promette.

Epica la discesa – guidata da gerarchi a cavallo – del popolo scimmiesco verso la roccaforte degli umani. Animali che hanno già sottomesso altri animali. Non si sono ancora accorti di somigliarci più di quanto credano. Lo scopriranno presto.

Curiosità: Koba è il soprannome dato a Stalin in gioventù

Personaggio Venefico: Cesare. Il popolo delle scimmie non poteva scegliere un comandante migliore.

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