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BUONI A NULLA, spassosamente drammatico

RECENSIONE BUONI A NULLA

In “Buoni a nulla” c’è una bellissima inquadratura che descrive perfettamente la sensibilità agrodolce di Gianni Di Gregorio: a pochi minuti dall’inizio del film, il regista/protagonista viene ripreso in piano americano, nell’atto di fumare una sigaretta elettronica sui tetti di un’azienda che affaccia sul GRA.

Dentro questa immagine, rarissimo cedimneto di uno dei suoi alter-ego su pellicola (sempre pronti ad affrontare i piccoli grandi drammi quotidiani con la minima serietà possibile), c’è buona parte del Cinema dello “Jacques Tati capitolino”: ci sono la sua capacità di raccontare la malinconia e l’intelligenza con cui mette alla berlina i propri “anziani” (spesso e volentieri costretti a vivere una seconda giovinezza); ci sono l’amore per tutta la Roma che c’è (si va dal cuore di via Giulia ai confini suburbani) e la capacità, più unica che rara, di mettere in scena le cose più piccole rendendo omaggio alla poesia che possiedono.

REGIA: Gianni Di Gregorio
CAST: Gianni Di Gregorio, Marco Marzocca, Valentina Lodovini, Daniela Giordano, Gianfelice Imparato, Marco Messeri, Camilla Filippi, Anna Bonaiuto
FOTOGRAFIA: Gian Enrico Bianchi
NAZIONALITÀ: ITA
ANNO: 2014
DURATA: 87 min
USCITA: 23 ottobre 2014

A ciò si aggiunga che Di Gregorio è capace, anzi è capacissimo di far ridere. Il suo è uno strano mix dell’autoironia più genuina e della satira più feroce: prima umilia i propri personaggi, poi ci invita ad immedesimarci con loro e a perdonarli/ci. È così che l’ennesima avventura del Gianni di turno (tutti i suoi eroi si chiamano così), impegnatissimo a rinnegare la propria natura mite e a iniziare ad approfittare dello stesso sistema che per anni lo aveva sottomesso, assume toni ora spassosi ora drammatici, alternando continuamente cadute e rivincite, vittime e carnefici.

Accanto a lui i vari Marco (un Marzocca bravo come sempre), Cinzia (Valentina Lodovini, alle prese per la prima volta con un ruolo sfacciatamente buffo), Christian (Gianfelice Imparato), Marta (Daniela Giordano) costituiscono un insieme perfetto di “buoni a nulla” più o meno furbi, più o meno pronti ad approfittare della debolezza del prossimo, costretti a servirsi a turno l’uno dell’altro in una girandola di eventi spesso e volentieri irresistible: Marco lavora al posto di Cinzia e poi Cinzia si prende cura di Marco, Christian gioca un tiro mancino a Gianni, che però poi gli permette di tornare un lacchè perfetto per Marta…

Insomma in “Buoni a nulla” ci si diverte e ci si appassiona, finendo con l’innamorarsi ancora una volta della delicatezza di un regista che, non smette di stupire e di mantenere una qualità francamente sconosciuta a buona parte del rimanente cinema italiano (tanto comico, quanto drammatico).

Il problema del film è che, purtroppo, alla fine il cerchio non si chiude e lo stesso Di Gregorio ammette di non avere capito a pieno né se sia davvero possibile modificare la propria natura, né se chi si approfitta del prossimo sia davvero cattivo e meritevole di condanna. Il risultato di questa insicurezza di fondo è una confusione che cresce col passare dei minuti, fino a farsi vagamente fastidiosa durante un finale sin troppo accomodante. I personaggi dei precedenti “Pranzo di Ferragosto” e “Gianni e le donne” erano interessanti sopratuttto perché compiuti/conclusi, tanto nelle loro conquiste quanto nei loro fallimenti: in questo lavoro l’impressione è che si sia voluto dire tutto e il contrario di tutto per qualche istante di troppo e che, per la prima volta, Gianni Di Gregorio, nel tentativo di fornire risposte che non risultassero univoce o scontate, sia stato come sopraffatto dalla complessità di quella realtà postmoderna che fino ad oggi aveva imbrigliato egregiamente.

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