Tizita Hagere

DIFRET – IL CORAGGIO PER CAMBIARE, audace manifesto

DIFRET IL CORAGGIO PER CAMBIARE – RECENSIONE

Era il lontano 1970 quando Damiano Damiani realizzò per il grande schermo La moglie più bella, interpretato dalla allora giovanissima esordiente Ornella Muti. Il film era liberamente ispirato alla storia di Franca Viola – prima ragazza italiana a rifiutare il matrimonio riparatore dopo aver subito un sequestro e uno stupro – diventata un simbolo della crescita civile nell’Italia del secondo dopoguerra e dell’emancipazione femminile.

REGIA: Zeresenay Berhane Mehari
CAST: Meron Getnet, Tizita Hagere, Haregewoin Assefa, Shetaye Abreha, Mekonen Laeake
FOTOGRAFIA: Monika Lenczewska?
NAZIONALITÀ: Etiopia, USA
ANNO: 2014
DURATA: 99 min
USCITA: 22 Gennaio

Coprodotto da Angelina Jolie, Difret (vincitrice del premio del pubblico al Sundance Film Festival e al Festival Internazionale del Film di Berlino) mette il dito nella dolorosa piaga di una tradizione tribale – denominata in lingua amarica telefa – tutt’ora in vigore in larga parte dell’Etiopia, ossia il rapimento con conseguente violenza sessuale a scopo di matrimonio. Hirut Assefa, la protagonista quattordicenne, si ribella a questa tremenda quanto abituale pratica primitiva, costringendo l’intero apparato legislativo a guardare con occhi diversi ai propri usi e costumi.

L’etiope Mehari gira questa pellicola essenziale in stile documentaristico affidandosi a un ritmo tranquillo, volutamente africano ed è bravo nel raffigurare la faticosa vita di quei posti resa ancor più difficile dalla pressione sociale, portatrice di atteggiamenti come la paura e la rassegnazione. Bellissima poi la scelta di non introdurre superficiali e scontati paragoni con i cosiddetti paesi sviluppati, che non permette (fortunatamente) allo spettatore di assumere la visione di ‘superiorità’ tipicamente occidentale. Non tutti forse sono a conoscenza del fatto che in Italia fino al 1981 esisteva una legge, l’articolo 544 del codice penale, che ammetteva la possibilità di estinguere il reato di violenza carnale, anche ai danni di minori, qualora fosse stato seguito dal matrimonio. La violenza sessuale, poi, era considerata oltraggio alla morale, ed è solo nel 1996 che lo stupro diventerà, finalmente, un reato contro la persona.

Al film di Zeresenay Berhane Mehari manca solo quel tocco di ‘aggressività’ e passione che gli avrebbe permesso di colpire duro al cuore ma resta un manifesto in difesa dei diritti umani e l’ennesima prova che mostra quanto sia difficile produrre un cambiamento nelle tradizioni arcaiche che a tutt’oggi governano molte delle relazioni tra individui.

Personaggio Venefico: Hirut e le sue trecce

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