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FRANK è un lento Fado

RECENSIONE FRANK

In America verso la metà degli anni ’80, il musicista e comico Chris Sievey – appassionato cultore di musica Indie Rock – forma la Oh Blimey Big Band e ne diventa presto leader. Sievey però è un personaggio curioso e sui palchi dei locali underground inglesi si esibisce con indosso un testone di cartapesta – successivamente composto da fibra di vetro, materiale che assicura maggior tenuta -, trasformandosi così in Frank Sidebottom. Dal racconto di uno dei membri del gruppo, il tastierista Jon Ronson, Lenny Abrahamson trae ispirazione per questa black commedy presentata con successo al Sundance Film Festival 2014.

REGIA: Lenny Abrahamson
CAST: Michael Fassbender, Domhnall Gleeson, Maggie Gyllenhaal, Scoot Mcnairy, Carla Azar, Francois Civil
FOTOGRAFIA: James Mather
NAZIONALITÀ: Irlanda, UK
ANNO: 2014
DURATA: 95 min
USCITA: 13 novembre 2014

Il giovane irlandese Jon (Domhnall Gleeson), aspirante tastierista frustrato dal suo lavoro di impiegato, è costantemente alla ricerca di una scintilla che gli permetta di comporre almeno un brano degno di nota. Un giorno, per caso, incontra la Band dei Soronprfbs e inaspettatamente ne entra a far parte conoscendo così Frank (Michael Fassbender), magnetico leader di questo insolito sistema solare musicale. Mentre la pellicola procede scopriamo che i componenti della band sono quasi tutti ex ospiti di manicomi: la monosillabica batterista Nana, l’irascibile chitarrista Baraque, il manager psicopatico e tombeur di manichini  Don e infine la suonatrice di theremi Clara (Maggie Gyllenhaal) – l’anti Yoko Ono per eccellenza -, la quale, determinata a mantenere l’integrità del gruppo originale cerca di estromettere il nuovo arrivato con ogni mezzo necessario, ma il perno attorno al quale ruota tutto il film è legato all’incessante creatività di Frank – anch’egli mentalmente fragile e impossibilitato da se stesso a negoziare con il mondo -, personaggio capace di partorire dal nulla qualsiasi brano musicale.

Nella prima parte Abrahamson regala allo spettatore una gradevole commedia condita da tiepidi momenti di ilarità ma il ‘dramma’ è dietro l’angolo e il ritmo di Samba tenuto fino a quel momento viene sostituito da un lento Fado con annessa tragedia, scontata e già vista. Ed è qui che Frank non convince e non coinvolge, la domanda che si pone è logora, risaputa e rimasticata ormai a tutti i livelli da letteratura e cinematografia: “la follia porta in sé il seme della genialità oppure il genio viene soffocato dalla pazzia?”

Purtroppo anche il comparto musicale del film non offre ciò che ci si aspetterebbe e mentre attendiamo di udire in sottofondo “Moonlight on Vermont “di Captain Beefheart  o “More Dead Than Alive” di Daniel Johnston – ai quali Abrahamson si è liberamente ispirato per tracciare la complessa personalità di Frank – le nostre orecchie sono percosse da rumori sperimentali che non sono certamente all’altezza del vero Indie-rock. Lode sia fatta ,invece, ai divertenti testi dei brani che hanno il sapore del surrealismo estremo, ma da soli non bastano a fare di Frank un Cult Movie.

Strepitoso Michael Fassbender quando canta con voce alla Ian Curtis (Joy Division) “I Love You All” nei gabinetti di un infimo locale.

Personaggio Venefico: Don e la sua psicosi per i manichini.

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