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Frozen, il regno di ghiaccio è maledettamente freddo

RECENSIONE FROZEN – IL REGNO DI GHIACCIO

Il lungometraggio d’animazione n. 53 targato Disney è una sorta di road-movie ambientato in terra norvegese, liberamente ispirato alla fiaba di H. C. Andersen, La regina delle nevi.

Frozen – Il regno di ghiaccio narra le vicende di Elsa e Anna, figlie dei sovrani di Arendelle. L’infanzia delle inseparabili sorelle procede serenamente fino a quando durante un momento di gioco Elsa ferisce Anna involontariamente.

Sì perché la bimba nasconde un terribile segreto, le sue mani sono in grado di generare un potere che Elsa non riesce a dominare. I genitori decideranno quindi di separarle, fino al momento in cui la bambina sarà in grado controllare le sue straordinarie facoltà. Le sorelle non incroceranno più i loro sguardi sino al giorno del 18esimo compleanno di Elsa, momento in cui la ragazza verrà incoronata sovrana del regno… ma un nuovo incidente è in agguato e la nuova regina fuggirà dalla cerimonia in preda allo sconforto. A quel punto l’indomita sorella intraprenderà un viaggio alla sua ricerca…

REGIA: Chris Buck, Jennifer Lee
CAST: Kristen Bell, Idina Menzel, Jonathan Groff, Josh Gad
NAZIONALITÀ: USA
ANNO: 2013
TITOLO ORIGINALE: Frozen
DURATA: 102 min.

Il film diretto dal duo Chris Buck/Jennifer Lee è la solita fiaba sull’amore, in puro stile Disney, visto come sola medicina in grado di superare la non accettazione di sé e sconfiggere la paura del diverso.

E fin qui niente di male direte voi… sì, il problema è che la pellicola è più fredda del ghiaccio – sempre e comunque stupendamente rappresentato dei maghi della CGI che lavorano per la casa di Walt -, che la pervade.

Colpa di una sceneggiatura che nella prima mezzora corre velocissima, ripetendo la stessa scena per 4/5 volte e infarcendola di continue interruzioni atte a lasciar spazio alle consuete, e in questo caso eccessivamente sdolcinate, canzoncine e di una caratterizzazione dei personaggi poco efficace. I ‘cattivi’ si possono tranquillamente inserire nella ristretta cerchia dei più insipidi mai apparsi in una produzione Disney Pictures, mentre le due spalle comiche, il pupazzo di neve Olaf e la renna Sven, superano appena la mediocrità. Pollice verso anche per i Troll della foresta che tutto sembrano fuorché esserini magici. Nota stonata quest’ultima perché nelle migliori produzioni della Casa di Burbank sono proprio le personalità dei caratteri a fare la differenza.

Poca cura, poi, è stata data allo sviluppo del personaggio di Elsa. Con un pizzico di coraggio in più, si sarebbe potuto rendere li suo dramma più vero e conseguentemente più adulto (può sembrare una contraddizione ma, secondo me, anche gli spettatori più piccoli avrebbero gradito), ma la produzione ha preferito concentrarsi sul ruolo di Anna, vera protagonista della pellicola, creando uno squilibrio troppo evidente.

Tecnicamente parlando è stata messa grande attenzione nella riproduzione del ghiaccio mentre le mimiche facciali mancano dell’usuale espressività Disney.

Insomma Frozen non arriva dove vorrebbe arrivare, anche se ci lascia un paio di momenti da ricordare: i lavoratori del ghiaccio nei primi 5 minuti del film sembrano citare il celebre “andiamo a lavorar” dei 7 nani di Biancaneve. Stupenda la costruzione del regno di ghiaccio da parte di Elsa.

Frozen è stato premiato con due Oscar per l’anno 2013: Miglior film d’animazione e Miglior Canzone.

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