HUNGRY HEARTS dramma psicologico soffocante e ossessivo

HUNGRY HEARTS – RECENSIONE

Un area della sub-cultura new age sostiene che esisterebbero dei bambini, caratterizzati da un’aura color indaco, detti appunto bambini indaco. Alcuni ritengono che abbiano semplicemente spiccate doti caratteriali, come empatia e intelligenza emotiva molto sviluppate, secondo altri, invece, sarebbero addirittura dotati di poteri paranormali, telepatia o chiaroveggenza.

Il fenomeno è affascinante, e la decisione di parlarne sul grande schermo è coraggiosa quasi quanto scegliere What a feeling di Irene Cara (quella di Flashdance per intenderci) come colonna sonora del proprio matrimonio.

Regia: Saverio Costanzo
Cast: Adam Driver, Alba Rohrwacher, Roberta Maxwel
Fotografia: Fabio Cianchetti
NAZIONALITÀ: ITA
Durata: 109’ min
Data di Uscita: 15/01/2015

Liberamente ispirato al libro “Il bambino indaco” di Marco Franzoso, Hungry Hearts racconta la storia di Jude (Adam) e Mina (Alba). Siamo a New York, Jude è Americano, Mina è italiana. L’incontro nella toilette di un ristorante cinese farà scoccare la scintilla che li porterà diritti all’altare, ma la nascita di un figlio romperà gli equilibri della coppia.

Per il suo quinto lungometraggio Saverio Costanzo sceglie una storia non facile, che oscilla costantemente tra romanticismo e tragedia. Non facile perché Hungry Hearts non è solo la storia di quel tipo di amore che ti consuma e ti cambia, ma anche la storia di un certo tipo di maternità eccentrica e pericolosa.

Il film, quasi interamente confinato nel piccolo appartamento che i due giovani condividono a Manhattan – spogliata per l’occasione dal glamour e dai soliti sentimentalismi – suggerisce, sin dai primi minuti, il suo intento claustrofobico. La regia si avvale di riprese traballanti e inquadrature strette (c’è un intero interludio che si snoda attraverso una prospettiva fish-eye) che soffocano l’aria e le musiche inquietanti Nicola Piovani picchiano duro sulla tragedia, tuttavia il rapporto tra Jude e Nina, solamente accennato, risulta fragile e inverosimile, privando lo spettatore di una graduale catarsi emotiva.

La sceneggiatura manca di credibilità e si regge esclusivamente sulla perfomance dei due protagonisti (Coppa Volpi a Venezia per entrambi) e pure il doppiaggio, artificioso e disomogeneo, spezza la naturalezza della narrazione, defraudando la performance della Rohrwacher (che si ritrova a doppiare se stessa) della sua abituale spontaneità.

Il grottesco finale è deludente e lascia in bocca un sapore amaro. Peccato, perché Hungry Hearts è un film che possiede spunti interessanti, ma le finalità (dubbie?) di Saverio Costanzo non saziano nè i nostri occhi né i nostri cuori.

What a feeling…

Personaggio Venefico: l’inconsapevole bambino senza nome

Pubblicato da

Laura Rubino

Riccia ragazza pugliese, ormai naturalizzata romana, con una smisurata passione per il cinema. Il colpo di fulmine per la settima arte è arrivato nel 1997, a quel tempo avevo 11 anni. Il comune della mia città indisse un'iniziativa scolastica che prometteva l'ingresso gratuito al cinema per tutti i bambini che avessero portato 50 bottiglie di plastica vuote. Io ne consegnai 122... il film era La vita è bella

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