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I TONI DELL’AMORE, film da confezione extralusso

I TONI DELL’AMORE – RECENSIONE

In un’epoca come questa, nella quale il Cinema sembra sempre alla ricerca di nuovi modi per stupire, I toni dell’amore – Love is Strange arriva per ricordarci che non sono necessarie estremizzanti iperboli schizzoidi e la chiave può finalmente tornare ad essere il semplice desiderio di raccontare una storia.

REGIA: Ira Sachs
CAST: Alfred Molina, John Lithgow, Marisa Tomei, Charlie Taiwan, Cheyenne Jackson
FOTOGRAFIA: Christos Voudouris
NAZIONALITÀ: USA/FRA
ANNO: 2014
TITOLO ORIGINALE: Love is Strange
DURATA: 100 min
USCITA: 20 novembre 2014

George (Molina) e Ben (Lithgow) sono una stagionata coppia omosessuale che ha deciso di sposarsi. L’evento, celebrato con una sobria cerimonia nell’east village di NY, porterà con sé uno strascico che servirà solamente da spunto per lo sviluppo narrativo della pellicola.

Il nuovo film di Ira Sachs non ha nessuna fretta, ti prende per mano e ti conduce lentamente – e con garbo – nella vita dei due. La storia procede al suo ritmo, ha voglia di raccontarsi senza togliere spazio, perché lo spettatore ha un ruolo ben preciso: gli viene lasciata la possibilità di immaginare. Pare, talvolta, che voglia condurti dove non dovrebbe, ma è un attimo, un trucco, un escamotage narrativo incredibilmente efficace che, supportato da un montaggio incisivo, riporta le vicende nella direzione percorsa fino a quel momento.

Il regista di Arsenico e vecchi confetti ama i suoi personaggi ma non si fa prendere la mano, riesce con fare poetico a non drammatizzare gli accadimenti più dolorosi osservando le vicende alla giusta distanza, grazie a una regia impeccabile rinvigorita da una colonna sonora formata quasi interamente da composizioni di Chopin.

I toni dell’amore si dimostra un film dal registro stilistico (oldschool) solido e coerente che a tratti sbalordisce anche dal punto di vista visivo – elemento non sempre riscontrabile nelle commedie dei nostri giorni -, mescolando sapientemente il Cinema d’oltralpe a un pizzico del caro vecchio Woody.

Unica nota stonata il finale, che, nonostante porti con sé un’immagine dallo straordinario impatto evocativo, pare forzato e appicicaticcio. Un vero peccato, perché lo scorrere degli eventi era talmente naturale da non necessitare di una chiusura (ai limiti dell’artefatto) che sminuisce lievemente il livello concettuale di un film da confezione extra-lusso.

Evocativo e magnificamente cinematografico il momento in cui George e Ben si allontanano di spalle e chiaccherando amabilmente scompaiono alla nostra vista.

La prova del cast è stupefacente – Molina, Lithgow, e Marisa Tomei su tutti – e il doppiaggio italiano si rivela addirittura superbo.

Personaggio venefico: George

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