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Il grande e potente Oz delude le aspettative

RECENSIONE IL GRANDE E POTENTE OZ

Stati Uniti d’America, Kansas, 1905. Oscar Diggs (James Franco) è un illusionista da circo capace di grandi trucchi. Sul palco si fa chiamare ‘Il grande e potente Oz‘. Egoista e arrogante Don Giovanni, Diggs mette in scena i suoi spettacoli con la complicità dell’aiutante Frank e delle ingenue ragazze del luogo alle quali fa sempre lo stesso regalo, il carillon della povera nonnina.

Un bel giorno alla porta della sua roulotte bussa Annie (Michelle Williams), vecchio amore mai compiutosi. La ragazza lo informa della proposta di matrimonio ricevuta da un certo John Gale… il mago vacilla ma non cede! Lui non vuol essere un brav’uomo, è ambizioso, lui vuol diventare un grand’uomo e per Dio lo diventerà. Sarà l’arrivo del minaccioso mangiafuoco circense che, scoperto uno dei carillon nelle mani della compagna, lo toglierà dall’impiccio, costringendolo a fuggire a bordo di una mongolfiera che lo catapulterà in un mondo fantastico…

REGIA: Sam Raimi
CAST: James Franco, Mila Kunis, Michelle Williams e Rachel Weisz
FOTOGRAFIA: Peter Deming
NAZIONALITÀ: USA
ANNO: 2013
TITOLO ORIGINALE: Oz the Great and Powerful
DURATA: 127 min.

Il grande e potente Oz di Raimi è l’ennesima parabola sulla ‘redenzione’ – ispirata ai romanzi di Frank Baum con numerose citazioni al classico di Fleming, Il mago di Oz n.d.r. – che convince poco, a partire dall’esile canovaccio proposto dalla sceneggiatura del duo Kapner/Lindsay-Abaire.

I primi 15 minuti – girati in splendido bianco e nero e formato 4:3 – sono di buon auspicio, ma è un fuoco di paglia, perché da lì in poi il film non regala ciò che promette. All’arrivo del protagonista nella terra di Oz tutta la magia accumulata in precedenza svanisce sotto i colpi di scelte tanto coraggiose (gli sfondi paesaggistici in campo lungo sono disegnati e non hanno profondità, chiaro richiamo al cinema d’epoca) quanto inefficaci. Il tutto è uno sfoggio di fiori dai colori sgargianti e verdi vallate che però lasciano in bocca un sapore insipido. L’incantesimo, sfortunatamente, non scatta (mentre lo guardavo non ho desiderato nemmeno per un attimo di essere accanto a Oz nell’esplorazione di quella terra sconosciuta).

Malauguratamente, per lo spettatore, anche i personaggi non riescono a liberare il film dalla piattezza emotiva di cui è permeato. Le streghe paiono macchiette senza personalità, Oz è a tratti irritante – orrenda poi la scelta del doppiaggio italiano che gli mette in bocca sim sala bim e prestigirimiridirizirizzazione creando un incrocio tra il Mago Silvan e il Mago Silvano di Raul Cremona -, mentre il resto della compagnia non se la cava molto meglio, anche se la scimmietta alata Finley (alterego dell’aiutante Frank nella sua vita reale) e la bimba di porcellana, riescono sporadicamente a strappare qualche sorriso.

Lodevole comunque il tentativo di Raimi di rendere omaggio al Cinema, costellando il film di riferimenti e trucchi – Oz nella sua battaglia contro le streghe cattive utilizza proprio una tecnica cinematografica  – che arrivano direttamente dagli albori della Settima Arte. Ma le intenzioni non bastano a fare de Il grande e potente Oz un film da ricordare, anche se i bambini potrebbero trovarlo divertente.

Dal regista americano, autore di film indimenticabili come La casa 1 e 2, Darkman, Soldi sporchi e mi fermo qui perché l’elenco sarebbe lungo, è lecito aspettarsi qualcosa di più convincente.

Notevoli i titoli di testa.

Personaggio Venefico: Finley, la scimmietta volante regala gli unici momenti toccanti della pellicola.

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