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IL MIO AMICO NANUK, quanta retorica

RECENSIONE IL MIO AMICO NANUK

Le montagne, l’Artico Canadese, l’oceano. Paesaggi stupendi, da mozzare il fiato. E poi?
Luke è un giovane 14enne, che, senza volerlo, si ritrova in casa un piccolo orso bianco di nome Nanuk, separato brutalmente da mamma orsa. Il destino del cucciolo sembra segnato, con lo zoo come unica destinazione possibile. Per evitare che l’animale diventi un’attrazione turistica, Luke decide di intraprendere un insidioso viaggio attraversando il gelo del circolo polare l’Artico.

REGIA: Roger Spottiswoode e Brando Quilici
CAST: Dakota Goyo, Goran Visnjic, Bridget Moynahan, Peter MacNeill, Kendra Leigh Timmins, Linda Kash, Michelle Thrush, Nanuk
FOTOGRAFIA: Peter Wunstorf
NAZIONALITÀ: CAN/ITA
TITOLO ORIGINALE: Midnight Sun
ANNO: 2014
DURATA: 98 min
USCITA: 13 novembre 2014

Il mio amico Nanuk’ è la classica parabola ecologista in salsa USA che non lascia il segno, vittima, com’è, di una struttura narrativa a dir poco scontata e contraddistinta da personaggi di una piattezza disarmante – osservando il film si ha spesso la sensazione che gli animali siano attori più credibili dei protagonisti umani.

Ci sarebbe poi da chiedersi perché questo genere di cinema (volutamente scritto in minuscolo) debba essere sempre colmo di situazioni al limite del paradossale e qui ‘Il mio amico Nanuk’ ne regala a getto continuo: il giovane Luke senza guanti, nonostante le bassissime temperature artiche; sempre il ragazzino che, in perfetto stile Giovanni Soldini/MacGiver,  prima rimette in sesto e guida una barca Inuit come fosse un veterano dei mari e successivamente monta una tenda – nel bel mezzo di un incredibile tempesta di neve – con assoluta maestria. L’happy Ending finale, poi, non è nemmeno quotato (e non provate a dirmi che sto spoilerando!).

In mezzo a tutto ciò non possono certo mancare i trionfi di retorica e la pellicola firmata dal duo Quilici/Spottiswoode cede alla tentazione della lacrima facile insistendo ripetutamente sui ricordi di Luke in memoria del padre.

Il film ha comunque due meriti: il primo è legato al comparto visivo, dove l’esperto Brando Quilici (autore della serie “The Arctic”) sforna affascinanti riprese ‘artiche’, mentre il secondo è il lodevole il tentativo di provare a sensibilizzare il pubblico verso il problema del surriscaldamento globale (causa lo scioglimento dei ghiacciai, gli orsi si vedono costretti a spostarsi sulla terraferma, avvicinandosi pericolosamente ai territori presidiati dagli uomini).

Insomma, “Il mio amico Nanuk” è un prodotto di largo consumo destinato a un pubblico giovanissimo – che peraltro potrebbe gradire -, per il resto del popolo cinefilo, invece, il consiglio è: «statene alla larga».

Curiosità: nel ruolo dell’orso Nanuk sono stati utilizzati diversi cuccioli, seguiti dal più grande addestratore di orsi polari al mondo, Mark Dumas.

Personaggio Venefico: Muktuk

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