lu impostu spiaggia

Il mio viaggio: Sardegna 2016

Questa è la storia di un viaggio. Un viaggio velato di apparente solitudine. Un viaggio che al macinare dei giorni e dei km ha inventato una musa per poter essere raccontato. Per voler essere raccontato.

Tutto ciò che segue questa breve premessa é un diario scritto giorno per giorno dal 20 agosto al 7 settembre 2016, cominciato per inerzia come uno sterile taccuino ma trasformatosi pian piano in un pugno di racconti.

Un’ultima precisazione prima d’iniziare.  Appena sopra vi ho parlato di una musa, ma ho commesso un errore imperdonabile… c’è un’altra musa, è lei, la Sardegna.

SINIS al crepuscolo, alla guida, dal parabrezza (20 agosto 2016)

sinis-strada-tramonto

S’ARENA SCOADA: No, l’occidentale sarda non la faccio. Maestrale, poca gente e poi è brutta. (21 agosto 2016)

Mare trasparente S'arena Scoada

PENISOLA DEL SINIS: San Giovanni in Sinis, Tharros, basilica di San Giovanni, S’archittu e il bellissimo arenile di Putzu idu. E tanto, tanto tanto maestrale che soffia pure sui laghi di sale nei dintorni di Cabras (22 agosto 2016)

spiaggia-san-giovanni-sinis

BOSA E DINTORNI: Bosa e la macchia incontaminata di S’abba Druche. La litoranea bosa-alghero al tramonto diventa rosso fuoco, ma niente foto. In quel momento non sapevo ancora dove avrei dormito! (23 agosto 2016)

sabba-druche spiaggia

CALA MANAGU: E quando pensi di aver visto tutto… Cala Managu, la spiaggia. (24 agosto 2016)

spiaggia di cala Managu

COMPULTITU: La sorella più nota di Cala Managu. È così bella che ci vengono pure le meduse a fare il bagno. Sulla via per Alghero la splendida spiaggia di Poglina e il mare nei dintorni della città sardo-catalana (25 agosto 2016)

spiaggia compultitu colore acqua

SCORCI DI CAPO CACCIA: mattina e tramonto. Le grotte di Nettuno. Ultima ma non ultima, la baia del Lazzaretto! (26 agosto 2016)

capo caccia versante opposto

LA CINTA: Sardinia coast (to coast) to friends to coast. Traveling day (27 agosto 2016)

spiaggia la cinta

SPIAGGIA LA FRANA: Quando sei su quest’isola e scegli una meta che superi i 10 km di distanza dal tuo punto di partenza, la regola è una: non guardarti attorno e punta dritto all’obiettivo. Insomma, oggi per fare i 28 km che mi separavano dalla mia destinazione mi sono fermato solo 3 volte. E poi LA FRANA. Quando sei lì hai 2 opzioni: a DX sentiero largo 40 cm con strapiombo sulla spiaggia. A SX percorso misto più impegnativo. Scelgo il secondo perché, nonostante jovanotti e la sua vertigine non è… di Lorenzo conosco solo el por fuera e il jova mi ha sempre fatto discretamente cagare. Il percorso scelto si rivela comunque più difficile del previsto, tra una parte franosa e un meltin pot di rocce che paiono insaponate, disposte come sottili scaglie di grana inclinate a 45°. Il rischio è spaccarsi qualcosa ad ogni passo. Al ritorno avrei dovuto lanciare ripetutamente parte delle mie cose – per usare entrambe le mani – e andarle a riprendere man mano che procedeva la risalita. Boh, ecco: LA FRANA. Al ritorno scorci del Lago di Baratz (28 agosto 2016)

la frana panoramica

PORTO FERRO RAGALA STORIE: un genovese di terza età trascina in acqua una coppia radical chic (milanese?). Sicuramente molto Radical, non so quanto chic, in costume è difficile. Il genovese alla donna della coppia: «buttati in acqua». Lei: «è fredda, devo farlo gradatamente. Poi noi sono anni che non facciamo il bagno». Il vecchio ligure si pianta e li guarda: «e cosa fate qua tutto il giorno?» Lei: «leggiamo libri». Lui: «leggete libri? Ragazza mia, Gesù non sarebbe affatto contento. Ti regala un posto così e voi leggete libri? Qui e ora si fa il bagno, e si tengono gli occhi aperti sott’acqua, altrimenti non vedi i colori».

Per conto mio Porto Ferro è un luogo fantastico. Il versante di SX è dominato da una bassa e rossa scogliera, morsicata dal vento e dal mare. A DX l’arenile si chiude con due calette da sogno stracolme di triglie di scoglio, occhiate e marmore. Ne avrò contate centinaia. 

Nelle foto anche gli edifici diroccati delle miniere dell’Argentiera. (29 agosto 2016)

spiaggia porto ferro

STORIE PELOSE: Sciolgo i lacci emotivi che mi legano ad Alghero – i suoi parchi, le sue spiagge, il suo cibo – e mi dirigo a nord. Vorrei stare un paio di giorni all’asinara ma oggi è giorno di viaggio, ancorché breve. Prima meta LA PELOSA, ma lungo il tragitto trasgredisco un’altra volta alla regola del non fermarsi. Alle 09.30 faccio un tuffo a EZI MANNU (splendida), poi butto un occhio a LA PAZZONA (vedi Ezi Mannu, non fosse per quel filo in più di posidonia spiaggiata). Arrivo a destinazione verso le 10.20 e parcheggio gratuitamente a 1.5 km dalla spiaggia (ne faccio 4.5 tra A/R per andare al lavoro, perché dovrebbe essere un problema farne meno qui?).

Trovo un buco decente per stendere l’asciugamano e mi butto in acqua. Al mio ritorno trovo 2 intere famiglie che si sono accampate sul mio telo mare con borse, borsoni, ombrelloni e cibo di vario genere. Mi avvicino circospetto, sposto il mio telo ma non arriva nemmeno una parola, chessò una cosa del tipo: «scusa ti abbiamo invaso». Nulla. Dopo poco la ciurma va in acqua e rimangono solo due signore.

Io mi allontano col telefono per cercare un posto dove alloggiare. Chiamo e vengo rimbalzato. Una delle due sente e mi dice: «beh è già qualcosa». Avrei voluto dirle, «ma qualcosa cosa?». Invece le rispondo: «non si preoccupi, un posto per dormire lo trovo sempre. Vicino a Bosa ho trovato un bellissimo B&B in collina alle 19.30, il tutto per 25 euro a notte, a soli 13 km dal mare». A quel punto l’altra donna – che precedentemente raccontava di come fossero venuti a Stintino in giornata dalla loro casa a Porto Cervo – si contrae, ed è come se gli angoli della bocca si squagliassero verso il basso conferendo al suo viso un’espressione di disgusto. Non le ho sentite più. Volevo dire loro: «una cosa è certa, stanotte dormiamo tutti in un porto, voi a Porto Cervo mentre io a Porto Torres».

Alle 14 come da programma tolgo il disturbo e finisco la mia giornata a LA PAZZONA.

 La Pelosa rimane un gran bel posto ma non è l’unica spiaggia di Stintino, anche se pochi sembrano accorgersene. (30 agosto 2016)

mare ezi mannu

QUASI MARE, POCHE STORIE: domani mi ubriacherò di Asinara, decido quindi saggiamente di ascoltare il mio corpo e mi arrendo all’idea della giornata urbana. Ieri le previsioni davano pioggia (si vabbé) e invece il sole a Porto Torres ti si appoggia in testa fiaccandoti passo dopo passo. Al primo sguardo la città è bruttina, al secondo pure ma ha il vantaggio delle dimensioni ridotte. Decido quindi di vagolare a caso. Tre cose rimangono in poche ore: la Basilica di San Gavino, la spiaggia di Balai (si trova in una piccola insenatura a 1 km circa dal porto, ma sticazzi, per essere la spiaggia della città!?!), e le bianche scogliere che il mare ha sagomato a forma di giganteschi canini appoggiati sull’acqua.

L’impellente necessità di un decathlon mi trascina a Sassari. È bella, sembra una piccola Torino spruzzata di Liguria con saliscendi, vicoli,  vicoletti e locali che lasciano intravedere un gusto fuori dal comune. Sulla via del ritorno, Platamona Beach, c’è mare oggi – come dicono da queste parti, o meglio, nel Sulcis – ma questo tratto di litorale è decisamente trascurabile. Poche storie comunque, vince Porto Torres: per motivi che ancora mi sfuggono, la gente seduta ai tavolini dei bar sembra riconoscere il tuo passo straniero, e ti saluta. (31 agosto 2016)

san gavino porto torres

IL RATTO DI CALA SABINA: 01 settembre, Cala Sabina, Asinara, Sardegna, Italia. Ore 16.37. Sulla spiaggia più famosa dell’isola degli asini sono rimasto solo. Eppure mi sono allontanato solo un’oretta per scattare qualche foto!?!?! Com’è stato possibile tutto ciò? L’incanto durerà pochi minuti, fino all’arrivo di un sub e di una coppia di indigeni della zona. Resteremo in 4 fino al rientro. Mi parleranno di questa leggenda, circolante da anni sull’isola, che narra della sistematica scomparsa dei turisti che occupano la spiaggia tra le 15.30 e le 16.30. Dicono di non crederci ma, casualmente, arrivano sempre dopo! (01 settembre 2016)

caletta deserta

A (P)RESTO ASINARA: il secondo giorno all’asinara si rivela più ostico del primo, non tanto per la quantità di km percorsi, quanto per la difficoltà nello spostarsi in piena autonomia. La sera prima io e miei compagni di camera (Annalisa, Gianluca e Paola), decidiamo di visitare il sud dell’isola per percorrere almeno un tratto della cosiddetta ‘Strada del Granito’, ma il primo pullman che porta da cala d’oliva a Fornelli arriva alle 11.00. Nell’attesa, loro decidono di fare il bagno alla ‘piattaforma’, una sorta di pedana artificiale costruita su una splendida piscina naturale.

Io decido invece per ‘Cala Giordano’ (2,5 km da dove sono in quel momento), la spiaggia che segue Cala Sabina. Il tempo stringe, ho meno di due ore per fare A/R più bagno. Dopo Cala Sabina c’è un bivio, prendo quello sbagliato, e non vedrò Cala Giordano, se non in lontananza, ma trovo un posticino incantevole per fare un tuffo. Nemmeno il tempo di asciugarmi e devo già rientrare. Alle 11.00 riesco a prendere il mezzo per Fornelli ma i miei temporanei compagni di viaggio nn ci sono: sulla strada li vedo e chiedo all’autista di fermarsi per recuperarli (su quest’isola funziona così), arriviamo a Sud e prendiamo la ‘Strada del Granito’. Sulla strada un paio di spiagge bianchissime ad acqua bassa ma non le caghiamo di striscio. Dobbiamo arrivare a Cala Barbarossa. Lì riusciamo a vedere l’inizio dello splendido arcipelago fatto di tante piccole isolette che caratterizzano quel tratto dell’isola. Un paio di stelle marine, un granchio di 30 cm, un bagno e dobbiamo già tornare a Fornelli per l’autobus che ci porterà a Cala Reale per l’imbarco verso Porto Torres.

All’asinara in 36 ore ho visto: Asini che la sera si piazzano davanti agli ingressi degli edifici, capre, capri, corvi reali, centinaia di pesci che ti circondano appena metti piede in acqua, cavalli, asini albini, panorami mozzafiato e spiagge alle quali non ci si può nemmeno avvicinare, pena 1200 euro di multa (sono quei puntini bianchi e azzurri che vedete in alcune di queste foto). Se pensi che gli sforzi necessari per raggiungere queste mete non saranno ripagati, l’Asinara non fa per te. Altrimenti attrezzati e facci un salto… Io per conto mio tornerò per fare il ‘mare di fuori’, perché quest’isola estremizza anche il concetto dei due mari. (02 settembre 2016)

spiaggia-asinara-sud

PICCADILLY DAY (per chi la capisce): giornata di viaggio, cammino, mal di testa, canzoni, integratori ai mirtilli, Castelsardo, Sedini e tramonti a Isola Rossa.

 Protagonisti indiscussi di giornata i 7 pomodori Piccadilly (4,78 euro al Kg) mangiati con una focaccia locale. (03 settembre 2016)

mare al tramonto

SENZA TITOLO: preso lo svincolo per Costa Paradiso la mascella comincia a scricchiolare, comunque ignara di ciò che le accadrà di lì a poco. Sbarre, guardie forestali, passaggio, parcheggio. Due km alla spiaggia, potrei andare avanti ma ho voglia di camminare. Un km in discesa e incontri l’ultimo parcheggio, dopodiché inizia la strada nella roccia. I cigolii della mia mascella si fanno sempre più insistenti ma non reggono più quando all’ultimo saliscendi, lo sguardo si apre su LI COSSI. Sul posto non c’è molto da dire, le immagini parlano da sole.

La mia giornata cominciata col piede giusto, proseguirà sulle stesse frequenze, grazie a un gruppetto di sardi composto da 3 madri con figli, una ragazza, un marito e un ragazzo moldavo (di Pavia), loro amico. Dopo un ‘disturbiamo’?, due chiacchiere e un ‘vorresti un po’ di torta al cocco e cioccolato?’ passerò tutto il pomeriggio con loro tra meloni, meloni bianchi, mandorle, insalata di riso e belga cruda freschissima. Quando gli ho chiesto di dove fossero, mi hanno risposto: Porto Torres. Beh, come dire, non avevo dubbi… Porto Torres vince sempre! (04 settembre 2016)

spiaggia-li-cossi

INTO TINNARI: forse troppo selvaggia anche per me. Soprattutto se, quando arrivi giù – dopo 4 km di sterrato pesante in macchina e 1.7 km di discesa a piedi – ti rendi conto che per la giornata hai 75 CL d’acqua, un succo di frutta da 25 CL e nulla da mangiare. Durante la salita del ritorno il pezzo forte era questo brano di Daniele Silvestri:

In Olanda il sole è giallo,
un po’ più freddo che da noi,
in Olanda quanto ballo,
non lo diresti mai,
in Olanda… non capisco,
non mi sento soddisfatto,
sarà che è tutto così dritto,
così spietatamente piatto

(05 settembre 2016)

tinnari-forma-spiaggia

VITA SMERALDA: torno alla più familiare orientale perché da qui partirò per tornare in continente. Sono stranamente più organizzato del solito, o almeno così penso, ma non posso ancora sapere che nel mio ‘progetto giornata’ c’è un bug. Ho deciso che prima di arrivare a Olbia passerò la giornata in Costa Smeralda. L’esperienza già tentata un paio di volte dovrebbe sconsigliarmi l’azzardo ma faccio finta di non ricordare e scelgo il Piccolo Pevero. Non l’avessi mai fatto: strade, stradine, saliscendi, il mare si vede ma pare irraggiungibile. Anche il GPS accusa il colpo. Leggo Cala di Volpe. Va bene lo stesso. Parcheggio, mi infilo a piedi verso il mare ma arrivo a una sorta di molo insignificante. Torno indietro, risalgo in macchina provando a uscire da quello che pian piano si sta tramutando in un incubo. Sfortunatamente sulla strada vedo un cartello che recita ‘Liscia Ruja’. È l’unica spiaggia della Costa Smeralda che ho già visto ma fanculo, ormai son qui. E poi l’avevo vista sul tardi, chissà com’è la mattina… Prendo lo sterrato, 2.2 km alla spiaggia. Mentre il parcheggio si avvicina mi sovviene il dubbio di non avere abbastanza contanti per la sosta. Controllo: ho solo 7 euro, non mi basteranno sicuramente qui. Faccio inversione, con in testa solo la voglia di uscire da questo labirinto. Dopo poco qualcuno venendomi incontro mi suona urlandomi qualcosa. Li mando affanculo con orgoglio. Più avanti, un altro. Penso, ‘cazzo vogliono sti qua? Credono di essere i padroni del mondo? Dopo un istante mi sorge il dubbio di essere in contromano ma sarebbe assurdo. Da che mondo e mondo, prendi uno sterrato per arrivare a una spiaggia e torni indietro sullo stesso percorso no? E invece, forse sono proprio in contromano. Me ne fotto e proseguo, devo uscire da quest’incubo a modo mio. Come si permettono sti qua di avere un’uscita diversa dall’entrata? In un modo o nell’altro riesco a tornare sull’asfalto e punto dritto verso Porto Taverna (sotto Olbia) senza esitazioni. Ci sono passato vicino molte volte ma ho scelto sempre altre spiagge. Arrivo alla destinazione, parcheggio a 100 Mt gratuitamente e torno a respirare. C’è un po’ di mare ma faccio in tempo a catturarne l’essenza, prima che, verso sera, le correnti le cambino aspetto. Mi fermo in un angolo e non mi sposto più, scatto sempre la stessa foto ma non importa. Anche oggi ce l’ho fatta! (06 settembre 2016)

porto-taverna-tavolara

SPQR, LUCCA E MILA-NOOOOOO: ultimo giorno. Saluto i simpatici coniugi veronesi che mi hanno ospitato nel loro B&B per questa notte e mi dirigo a sud di Olbia. La meta? «Sas Enas Appara”, in italiano detta «Spiaggia del Dottore”. Non dovrei avere grossi problemi, si trova in zona Porto Istana, splendido arenile che conosco molto bene. Arrivo a Murta Maria e svolto verso il mare. Dopo poco il GPS mi dirotta verso una stradina in salita. La prendo e proseguo. Chiedo indicazioni, la strada è giusta, ma il sardo mi avvisa: «occhio al parcheggio qui, passano a fare le multe». Arrivo in prossimità della discesa a piedi, lascio la macchina in un posto che credo sicuro e mi incammino. Vedo una signora bionda e, senza speranza, le chiedo se parla italiano – non tanto per la lingua ma per ciò che sto per chiederle -, sorprendentemente mi risponde di sì.
 Io: «si può parcheggiare qui?» Lei: «insomma, c’è un divieto». Io: «lo vedo, ma c’è uno spazio gigantesco e sono a 2 metri dalla strada». Lei: «lo so ma c’è il divieto, lo dico x lei». 
La discussione prosegue simpaticamente, io vorrei solo sapere dove poter parcheggiare questa benedetta macchina, le spiego infatti che per me non è un problema fare anche più strada a piedi. Mi dà indicazioni confuse ma le prendo per buone. Prima di allontanarmi le chiedo: «signora è di Roma?» Lei si volta e mi risponde non guardandomi più in faccia, quasi innervosita. Mi dice di essere di origine toscana. Non le credo. Certo è che dopo la domanda, il suo accento sardo, prima solo accennato, diventa marcatissimo. Fugge. Torno indietro, cerco di capire dove parcheggiare ma mi arrendo. Piano B: Lu Impostu, 10 km circa più a sud. Arrivo a destinazione da Puntaldia, a sud della spiaggia. Se non si conosce il posto e si entra da nord, i parcheggi (privati) che ci sono lì, ti scuoiano anche l’anima. La spiaggia oggi è magnifica, non c’è praticamente nessuno – causa tempo incerto – e lei giustamente decide di dare il meglio di sé. La percorro tutta e mi sorprende anche qualche goccia di pioggia. L’acqua è calda. Faccio il bagno 3 volte. All’estremità nord trovo un cuore fatto con i sassi contenente la scritta LUCCA. Ovviamente scatto una foto, mentre il mio iPod si è fermato su WHERE EAGLES DARE degli Iron Maiden. Arriva un ragazzo e mi fa un cenno, tolgo gli auricolari. «L’hai fatta tu?» – mi chiede. No, gli rispondo. Sai mi dice lui, «noi siamo di Lucca». Ingenuamente crede che la scritta indichi la sua città mentre io so che lì c’è scritto Luca. Solo c’è una C in più. (07 settembre 2016)

lu impostu spiaggia

DA MILANO: tutto ciò che stato raccontato di questo mio breve viaggio è realmente accaduto. Ogni riferimento a persone o fatti non è stato casuale. Ringrazio Moreno e famiglia per la gentilezza, i comuni ricordi di Portoscuso e gli abbracci di Matilda, Elisa e Franco per l’entusiasmo e le lunghe chiacchierate su Sardegna, Grecia e Cinema, Piero per avermi riconosciuto viaggiatore, anche solo per pochi minuti. E ancora: Annalisa, Paola e Gianluca per le due giornate trascorse assieme all’Asinara, Gabriella, Sandra, Vasyle, Paola e tutto il gruppo di Porto Torres incontrato a Li Cossi. La signora Angela, che, dopo avermi accolto nel suo B&B con diffidenza, si è dimostrata amabilissima. Monica e Roberto, gentilissimi ospitanti del B&B di Olbia, da poco trasferitisi in Sardegna dalla bassa veronese. Ultimi ma non ultimi, tutti quelli che hanno apprezzato i miei brevi racconti e la bellezza dei luoghi visitati. E all’amica che mi ha detto ‘mi mancheranno i tuoi post’.

cala-santandrea-panoramica

Nella foto: Cala Sant’Andrea, Asinara.

Questo viaggio in Sardegna si è dispiegato attraverso sei tappe principali: la penisola del Sinis, Bosa e dintorni, Alghero, Porto Torres, l’Asinara e la Costa Paradiso.

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