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John Carter, action-movie tra Carpenter e Lucas

RECENSIONE JOHN CARTER

Premessa doverosa. La mia recensione su John Carter potrebbe apparire di parte, frutto probabilmente dell’humus cinematografico in cui sono cresciuto e di un cinema contemporaneo nel quale sempre più spesso fatico a riconoscermi; di una cosa però sono certo, sarà una recensione scritta col cuore!

REGIA: Andrew Stanton
CAST: Taylor Kitsch, Lynn Collins, Willem Dafoe, Thomas Haden Church, Samantha Morton
FOTOGRAFIA: Daniel Mindel
NAZIONALITÀ: USA
ANNO: 2012
TITOLO ORIGINALE: John Carter
Durata: 132 min.

Vecchio West, Arizona, John Carter (Taylor Kitsch) è un ex valoroso capitano del Primo Cavalleggeri Virginia degli Stati confederati d’America. Individualista e sbruffone, Carter è compulsivamente ossessionato da una sola missione: scovare un giacimento aurifero che gli frutterà grandi ricchezze. A intralciare i suoi piani penserà il colonnello Powell, deciso a riportare John nell’esercito dello Zio Sam per contrastare il proliferare della tribù Apachi nel territorio. Tutto ciò, però, non ha il carattere della proposta, bensì quello di un ordine!

Il nostro eroe tenterà quindi una fuga che si conclude all’interno di una grotta, quando Carter nota un’iscrizione su pietra accompagnata da un amuleto argenteo che lo catapulterà direttamente su Barsoom, il pianeta che noi umani chiamiamo Marte. Sul pianeta rosso intanto si perpetua la solita vecchia storia – che sulla terra ben conosciamo -, tre popoli sono alle prese con una guerra fratricida

Il film in realtà comincia la sua narrazione con un incipit che però non svelerò.

Trasposizione cinematografica del romanzo ‘Sotto le lune di Marte’ di Edgar Rice Burroughs, John Carter è un action-movie dalle atmosfere magiche, che mescola perfettamente western e fantascienza.

Il regista Andrew Stanton (Alla ricerca di Nemo, WALL-E) dimostra di sapersi muovere abilmente tra i generi, realizzando un film che pare catapultato nel 2012 direttamente dagli anni ’80. Mentre lo guardo, tra lo stupore e il divertimento, non posso fare a meno di notare i numerosi riferimenti al John Carpenter di 1997 Fuga da New York (il combattimento nell’arena, l’ironia sul nome dell’eroe chiamato erroneamente Virgina dalla popolazione dei Tharks), mentre Carter pare il perfetto mix tra Jena Plissken e Indiana Jones.

Ma l’ispirazione cinematografica da cui attinge la pellicola non si ferma qui. Il popolo dei Tharks (altissimi alieni verdi a quattro braccia che ricordano l’iconografia Egizia) è una riuscitissima attualizzazione, a mio parere migliore di quella di Lucas, degli alieni di Star Wars e pure Woola – mostro-cane di Sola (la Tharks ribelle) – ricorda, seppur in versione bonaria, le fattezze di Jabba the Hutt.

Tutto è curato nei minimi dettagli – e non potrebbe essere altrimenti, visto che ci troviamo di fronte a una delle migliori factory del decennio -, basti pensare all’epico scontro tra Carter e i Tharks e la battaglia nell’arena che lo vedrà opposto alle terribili scimmie bianche, mostruose creature che ricordano giganteschi orsi polari a sei zampe. Il film è zeppo di momenti portentosi e romanzeschi, che lo attraversano in tutta la narrazione. Il mio pensiero corre subito all’arrivo del protagonista su Barsoom mentre è alle prese con grandi difficoltà di deambulazione – che si riveleranno successivamente la sua forza – e al suo spassoso dialogo con il capo dei Tharks, Tars Tarkat (interpretato da Willem Dafoe, poi ricoperto da effetti digitali in post produzione).

Le città di Helium e Zodanga e le sconfinate distese desertiche di Barsoom – sul quale l’acqua è ormai un ricordo lontano – sfoggiano una Computer Graphic di altissimo livello dando origine a fantastici scenari, mentre le musiche di Michael Giacchino e lo straordinario montaggio di Eric Zumbrunnen danno al film un dolcissimo gusto retrò.

Il risultato finale è una favola visionaria corroborata dalla giusta dose d’ironia, e stupisce non poco che sia stato accolto in maniera tiepida da critica e pubblico (ebbene sì, il film si è rivelato uno dei più grandi flop economici della storia del cinema). Probabilmente il gusto della gente, ormai assuefatto alle produzioni odierne, e un’errata strategia di marketing hanno contribuito a questo risultato, che purtroppo non rappresenta un gran segnale per il futuro del cinema.

Il film è stato girato in 2D con tradizionali cineprese 35 mm

Personaggio Venefico: Se qualcuno avesse nostalgia del Kurt Russel anni ’80 diretto da Carpenter, potrebbe trovare la sua risposta nel personaggio di Carter interpretato magistralmente da Taylor Kitsch. Bravissima anche Lynn Collins nei panni della principessa Dejah Thoris

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