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LA STORIA DELLA PRINCIPESSA SPLENDENTE, tra natura e stupore

LA STORIA DELLA PRINCIPESSA SPLENDENTE – RECENSIONE

La storia della principessa splendente prende vita e spessore da un classico della narrativa popolare Giapponese, “Il racconto di un tagliabambù”. Isao Takahata (Una tomba per le lucciole, Ti presento i miei vicini i signori Yamada) 78enne co-fondatore dello Studio Ghibli assieme al più noto Hayao Miyazaki, ha impiegato ben 8 anni per disegnare a mano questo gioiello d’animazione.

REGIA: Isao Takahata

GENERE: Animazione
STORYBOARD: Isao Takahata, Riko Sakaguchi
NAZIONALITÀ: JAP
ANNO: 2013

DURATA: 137 min
USCITA: al cinema dal 3 al 5 novembre

In una zona remota della campagna giapponese un anziano tagliatore trova una piccola creatura all’interno di una canna di bambù, l’uomo decide di portarla nella sua capanna e di accudirla assieme alla moglie. La chiameranno Kaguya.
La bimba fiorisce a vista d’occhio e la sua bellezza cresce di giorno in giorno, l’infanzia di Kaguya è una tavolozza di colori che sprigiona allegria. Chiesta in moglie dai più ricchi uomini del paese (tra i quali lo Shogun) e obbligata ad abbandonare la campagna per imparare le “buone maniere”, la splendente Kaguya sognerà di tornare da dove era venuta.

Takahata ci seduce con immagini pittoriche e spruzzi di colore, i suoi disegni ad acquerello ci rimescolano l’anima. Le tinte tenui e i movimenti delicati, il tratto netto e i frequenti primi piani sulla straordinarietà della natura, raffigurano l’ineffabile bellezza della vita sulla terra, ed è proprio quest’ultimo aspetto il tema portante della pellicola. A dispetto dei film di animazione occidentali, ammirando La storia della principessa splendente ci accorgiamo di come Takahata non utilizzi una forma ridondante, ma uno stile minimalista ed essenziale.

Il contrasto luce/buio irrobustisce e caratterizza ogni passaggio del film. La corsa disperata della principessa attraverso il bosco, interamente tratteggiata con inchiostro nero – non vi sono nuance al di fuori del grigio -, è un piccolo capolavoro all’interno di un’opera cinematografica eccellente che nella versione italiana si giova di un convincente doppiaggio, capace di suscitare il giusto pathos attraverso l’uso di una terminologia aulica e desueta.

Il finale insolito e la magia della fiaba, raccontata seguendo un ritmo di adagio orientale, restituiscono agli spettatori adulti l’incantesimo dello stupore e contemporaneamente inviano a una platea universale un messaggio chiaro: ‘si può vivere una vita ricca anche in povertà’.

Toccante la frase che Kaguya al padre: “La felicità che tu vuoi per me è cosi pesante da sopportare”.

Curiosità: Kaguya in Giapponese significa ‘splendente’

Personaggio Venefico: L’ “istitutrice” di Kaguya esperta di bon ton per principesse.

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