Cate Blanchette e Ian McKellen

LO HOBBIT – LA BATTAGLIA DELLE CINQUE ARMATE e la venefica follia del drago

LO HOBBIT – LA BATTAGLIA DELLE CINQUE ARMATE – RECENSIONE

Accompagnata da malefici e orridi caratteristi, la terra di mezzo sta per invadere l’Italia intera per concludere ciò che ancora non aveva trovato fine. Attenzione, però, non si tratta di Mafia Capitale, anche se per ironia della sorte Il Guercio Carminati ci ricorda l’orco Bolg e Matteo Calvio (soprannominato lo spezza pollici) somiglia molto da vicino ad Azog il Profanatore, bensì dell’ultimo capitolo della trilogia Jacksoniana dello Hobbit, tratta dal libro di Tolkien.

REGIA: Peter Jackson
CAST: Ian McKellen, Martin Freeman, Richard Armitage, Cate Blanchette, Orlando Bloom, Christopher Lee, Benedict Cumberbatch, Ian Holm
FOTOGRAFIA: Andrew Lesnie

NAZIONALITÀ: Nuova Zelanda, USA
ANNO: 2014
GENERE: Fantasy
DURATA: 144 min
USCITA: 17 Dicembre 

Lo Hobbit La Battaglia Delle Cinque Armate è senza ombra di dubbio l’episodio più appassionante, riuscito e coinvolgente dell’intera saga. Il lavoro compiuto da Jackson è immenso e nulla viene lasciato al caso nella terra di mezzo: grazie alle illustrazioni di Jhon Howe e Alan Lee (uno dei disegnatori preferiti da Tolkien) – che stanno alla base di tutte le ambientazioni – il regista neozelandase riesce, più che mai, a imprimere alla pellicola atmosfere tolkieniane fatte di paesaggi mozzafiato (il villaggio di Pontelagolungo è uno spettacolare deja vu visivo delle Fanqui-town del romanzo Il fiume dell’oppio di Amitav Ghosh) e creature straordinarie.

Il tutto è condito da uno studio approfondito sulle armature dei personaggi – un meltin pot di elementi bizantini, medievali, mongoli e giapponesi – e da una cura minuziosa del sonoro, cosicché, persino il tonfo delle spade sulla roccia e lo sdrucciolio della terra nei combattimenti permettono allo spettatore di assistere a un’esperienza cinematografica di altissimo livello.

L’incipit del film è fantasmagorico: nei dieci minuti iniziali – tra incendi e lingue di fuoco divoranti l’orizzonte – la devastazione compiuta dal drago Smaug impressiona oltre il limite, rendendo finalmente giustizia all’immaginario collettivo sulla sua figura metafisica. La battaglia delle armate – piccolo capolavoro di strategia su grande schermo -, invece, si districa magistralmente tra duelli personali e impressionanti cariche d’insieme nelle quali gli elfi, quasi fossero ballerini di una macabra danza di morte, si muovono con strepitosa eleganza, mentre le formazioni dei nani formano camei di rara bellezza. La scena in cui Galadriel (Cate Blanchette) affronta Sauron è infine, la cornice compiuta di un gioco psichedelico difficile da dimenticare.

Rispetto agli episodi precedenti, la regia di Jackson è più feroce e dinamica, il tempo dedicato agli scontri è notevolmente maggiore e lo spazio per i singoli personaggi ridotto all’osso, ma i pochi dialoghi a cui assistiamo sono permeati da grande intimità.

Due sono le critiche più diffuse che vengono dirette ai lavori del regista neozelandese: il fatto di non attenersi fedelmente alla trama dei libri, e l’aver voluto girare ben tre film su quella che è considerata per lo più una favoletta per bambini. Possiamo rispondere a entrambe le obiezioni citando direttamente il professor Tolkien, che in una lettera al suo amico editore scriveva così: “…una volta avevo in mente di creare un corpo di leggende più o meno interconnesse fra loro, tuttavia avrebbero lasciato campo libero affinché altre menti e altre mani vi potessero aggiungere colori, musica e drammatizzazioni…” e ancora “…Lo Hobbit… che possiede in sé molto più respiro vitale, fu concepito come racconto del tutto indipendente: quando lo iniziai non sapevo che in realtà apparteneva anch’esso a quell’insieme di leggende e si dimostrò essere la scoperta del completamento di quel complesso narrativo…”

In virtù di ciò, pensiamo si possa perdonare a Peter Jackson qualche libera licenza rispetto al volume e desideriamo credere che, se J.R.R. Tolkien avesse potuto assistere a questo spettacolo, avrebbe chiuso un occhio, proprio come Smaug!

Infine, a tutti coloro che ancora si ostinano a denigrare le opere di fantasia come mere fughe dalla realtà rispondiamo affidandoci nuovamente alle parole dello scrittore: “…chi getta un’accusa come questa, che dovrebbe essere una lode, commette un errore forse insincero, accomunando la santa fuga del prigioniero alla diserzione del guerriero…”

Più che venefico il lungo attacco del drago con il suo alito letale

Personaggio venefico: Smaug

2 pensieri su “LO HOBBIT – LA BATTAGLIA DELLE CINQUE ARMATE e la venefica follia del drago”

  1. Sulla fedeltà al libro ho abdicato ormai dal primo episodio (pur con alcune remore che questo terzo film corroborano), ritengo comunque che il film sia ben riuscito e in effetti molto minuzioso; a mio avviso però la battaglia ne impegna troppa estensione, comprimendo notevolmente le vicende personali dei protagonisti (la follia di Thorin si sviluppa forse con troppa subitaneità, Smaug brucia la città e subisce il suo destino in modo abbastanza rapido, la cacciata di Sauron da Dol Guldur avviene con poca suspance). Quello che però lascia secondo me un gusto più astringente per l’appassionato é il continuo affidarsi di Jackson al ritmo e agli espedienti visivi a scapito di quelli introspettivi: così anche i “personaggi minori” della storia (Dain Piediferro per esempio) diventano un po’ troppo ipertrofici senza lasciare il segno dal punto di vista della sceneggiatura

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