Blake Lively

PARADISE BEACH e l’ideologia Hollywoodiana

Nonostante Orphan sia un prodotto di genere che fa il suo sporco lavoro, Jaume Collet-Serra è un regista che mi ha sempre lasciato abbastanza tiepido. Incuriosito però da varie recensioni catturate in rete, decido di dedicare un paio d’ore al suo ultimo lavoro, PARADISE BEACH (The Shallows). Il film è una sorta di videogame – date un occhio alla vestizione da surfer della protagonista prima di sfidare le onde – imbrattato di carne e sangue. Preso per ciò che è, un apparente vuoto pneumatico, è pure godibile. A completare il quadro c’è Blake Lively e non chiedetemi perché ma dopo anni di (colpevole?) snobismo, ho deciso che in questo periodo mi piacciono le bionde

Non è però della bionditudine – termine preso in prestito da un amico del sol levante – e nemmeno di Paradise Beach di cui vorrei davvero parlare, ma della riflessione alla quale la visione del film mi ha portato.

blake Lively roccia salvezza

Come molti, anch’io soffro della dicotomia tra la mia parte intellettuale e quella (sotto?)proletaria perché la prima ha grande fascino ma la seconda, pochi cazzi, ha un’energia straripante. Pochi giorni fa, riguardando THE PERVERT’S GUIDE TO IDEOLOGY di Slavoj Žižek, le due parti suddette avevano ripreso la loro eterna lotta e, anche se mi pesa ammetterlo, la seconda aveva preso il sopravvento, spingendo il buon filosofo e psicanalista sloveno, e le sue teorie sui messaggi subliminali dell’ideologia hollywoodiana, nel girone dei segaioli. Invece, la visione del film di Collet-Serra arriva come un salvagente, ricompatta le mie due parti e ridà la giusta dignità all’analisi dello psicologo marxista. Eccone i motivi: la bionda texana protagonista di Paradise Beach si spinge su una meravigliosa e terribile spiaggia messicana per questioni di riscatto personale. Poco dopo arriverà la catastrofe (uno squalo), la crisi e alla fine la salvezza, portata a casa grazie all’aiuto di due indigeni: padre e figlio. La chiosa in Texas, con la famiglia al gran completo, tutti più forti che mai.

Di caprio, Winslet, Cameron

Il TITANIC di Cameron dispiega il suo messaggio (conservatore, e lo vedremo a breve) con la stessa dinamica: Kate Winslet è una ricca e annoiata aristocratica in crisi. Per salvarsi – anche qui c’è la catastrofe imminente, l’iceberg, l’affondamento della nave – avrà bisogno dell’energia della Lower Class, impersonificata dal buon Leo. La ragazza mentre giura che non lo lascerà mai andare, lo spinge giù, nel profondo degli abissi. Spiega Žižek: il messaggio qui è chiarissimo, le classi dominanti, per sopravvivere, hanno il diritto di succhiare, anche in modo vampiresco, l’energia alle classi più basse. Di Caprio muore, scompare. Esattamente come il padre e il figlio messicani di Paradise Beach. La loro funzione è esclusivamente quella di aiutare la bionda e ricca americana a superare la sua crisi.

Slavoj Žižek filosofo psicanalista sloveno

Le invasioni statunitensi verso altri paesi funzionano grosso modo così: il sistema capitalistico è sempre in crisi, ha bisogno della crisi per sopravvivere, da qui il famoso diritto all’invasione per “aiutare” i paesi del terzo mondo. Per succhiarne l’energia… e nemmeno tanto metaforicamente no?

Intendiamoci, la disamina di Žižek è più esaustiva e articolata ma non chiedete a me… Anzi, vi esorto a guardare i suoi due lavori cinematografici, entrambi diretti da Sophie Fiennes: The Pervert’s Guide to Cinema e The Pervert’s Guide to Ideology.

Armie Hammer protagonista film Mine

Appunto venefico: Non è passato molto tempo da quando ho scritto questo pezzo che un altro film è venuto in soccorso mio e dell’amico Slavoj: si tratta di MINE (2016), discreto prodotto di due registi italiani confezionato all’americana da produzione americana. Anche nel film di Guaglione e Resinaro lo schema si ripete. Uomo in crisi, arruolamento nell’esercito, medioriente, lotta al terrorismo. Enemy outside (terroristi), enemy inside (crisi). Verrà salvato dalla bontà di un paio di Berberi del luogo. Due presenze oniriche che sostanzialmente lo inviteranno a muovere il culo (il film ha il merito di tenere botta, nonostante il soldato rimanga immobile con un piede su una mina per l’intera durata dello stesso), due presenze dal cosiddetto terzo mondo che anche in questo caso avranno il solo scopo di risvegliare l’occidentale dal suo piroettante conflitto interiore.

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