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PICCOLE CREPE, GROSSI GUAI è un pugno in faccia

RECENSIONE PICCOLE CREPE, GROSSI GUAI

«Devi andare in scena»
«Non riesco più a dormire e le poche volte che prendo sonno, sogno di non riuscire a dormire»
«Senti Antoine non me ne frega un cazzo, alza il culo e vai sul palco, la gente ti aspetta».
Antoine si alza, attraversa il palco senza mai voltarsi, trascinando con sé un valigia…

Inizia così “Piccole crepe, grossi guai” e mai traduzione italiana del titolo originale fu più fuorviante. Il film di Pierre Salvadori (Beautiful Lines) è un pugno in faccia assestato con delicatezza, quasi non lo senti ma ti sega l’anima senza che te ne accorga, aprendo una crepa.

REGIA: Pierre Salvadori
CAST: Catherine Deneuve, Gustave Kerven, Pio Marmaï, Féodor Atkine, Michèlle Moretti, Nicolas Bouchad
FOTOGRAFIA: Gilles Henry
NAZIONALITÀ: FRA
ANNO: 2014
TITOLO ORIGINALE: Dans la Cour
DURATA: 94 min
DATA DI USCITA: 16 ottobre 2014

Antoine (Gustave Kerven) ha deciso di non cantare più, vive Dans la cour ormai, fa il custode. Mathilde (Catherine Deneuve) l’ha assunto contro la volontà del marito. Pare che Antoine non possegga qualità, ma lei si fida, vuole lui.

Il cortile del regista francese è una matrioska di solitudini e follie, coacervo d’incomunicabilità comunicata, divenuta struttura portante del condominio, impalcatura verticale che tende al cielo come un pene in erezione, allontanando gli uomini dagli uomini.

L’affresco è perfetto, non manca nulla, microsocietà abitata da pazzi che pazzi non sono: c’è un tossico che ruba le biciclette, un catto-russo che ha trovato la sua dimora in un ripostiglio, un uomo ossessionato da esterne presenze, Mathilde, Serge, Antoine e infine le crepe del palazzo, i tagli dell’anima.

La pellicola è amara, ti toglie certezze, mette tutto in discussione ma lo fa con grazia. Talvolta esce dal cortile per infilarsi nei parchi parigini, dove ci sono enormi bolle di sapone che volteggiano nell’aria facendoti respirare, ma tosto ti ributta in quel maledetto posto perché da lì devi passare, devi stuccarle quelle crepe perdio, perché il passato è nostalgia che si fa piccola agli occhi ma si allarga nell’anima.

Piccole crepe, grossi guai è un sintomatico mistero, è cinema, è poesia, è commedia che ti trascina nel baratro ingannandoti a suon di battute. A proposito: il cane di Lev sta mangiando un Palazzo, ma non vi preoccupate… è un’illusione.

Bellissima la fotografia di Gilles Henry e straordinaria la prova attoriale dell’intero cast guidato dal bravissimo Gustave Kerven capace d’interpretare la depressione con grande originalità e dolcezza.

Personaggio Venefico: Antoine

2 pensieri su “PICCOLE CREPE, GROSSI GUAI è un pugno in faccia”

  1. Mi chiedo, ma davvero questi titoli da commeducchiola hollywoodiana danno un vantaggio commerciale?? Non comprendo,
    Comunque la recensione ammalia e il mix dolce amaro mi tenta. Non mancherò di vederlo.

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