Julianne Moore

STILL ALICE: l’Alzheimer, la delicatezza, la bravura

STILL ALICE – RECENSIONE

Quella di Still Alice è una delicatezza sfrontata, tanto avvolgente quanto poi capace di esaurirsi in un soffio. Un soffio che può essere letto sia come culmine che come annullamento: è congenito all’argomento stesso, L’Alzheimer precoce, il non poter (e forse il non dover) essere raccontato cercando una drammatizzazione.

REGIA: Richard Glatzer e Wash Westmoreland
CAST: Julianne Moore, Kristen Stewart, Alec Baldwin, Kate Bosworth
FOTOGRAFIA: Denis Lenoir
NAZIONALITÀ: USA
ANNO: 2014
DURATA: 101 min
USCITA: 22 gennaio 2015

Difatti, la regia di Richard Glatzer e Wash Westmoreland non viaggia attraverso la ricreazione e la ricerca di un impatto, ma lungo linee sottili. Fosse musica, sarebbe una composizione fatta di pause, silenzi, echi, di candore clinico. Il candore dello spegnimento, dell’allontanamento, dell’equilibrio quieto, nel quale è compito dei colori e dei fuori fuoco “cullare” lungo questa lunga, morbida, catastrofe ammutolita.

Le ellissi temporali (capaci di portarci da qui al giorno dopo, da qui a un mese sbattendoci in faccia una sostanziale irreversibilità, dandoci in pasto al fatto compiuto) e lo sforbiciamento basilare di qualsiasi tensione portano ad una visione placida, quasi sonnambula, dove la crudezza è assente e la concentrazione – dei testi, delle scene, della recitazione – è capace di cristallizzare l’essenzialità di ogni singolo episodio del decorso di Alice.

Un’apparente sensazione di mancanza e di distacco viene ogni volta sovvertita da nuove coordinate temporali, ci tiene lì, ci rende partecipi nascosti, spie invisibili di frammenti di vita (d’accettazione e mai di morte) mentre le nostre idee spettatoriali non possano far altro che lasciarsi trascinare.

Still Alice non è mai freddo, ma sempre puntuale. Tanto puntuale, che tutto questo luminosissimo scrutare mai grossolano o esagerato, finisce, talvolta, per apparire come un vassoio d’argento sul quale ci viene consegnata la performance del cast e mentre la storia si dissolve nelle immagini, nello stesso identico istante ci vengono portati nell’ordine: l’eccessiva bravura di Julianne Moore, una Kristen Stewart in perenne miglioramento e l’Alec Baldwin più sobrio di sempre. L’impatto con tutto ciò è sempre di uguale intensità e di senso opposto a quello di tutto il resto.

Così ci ritroviamo da un lato una vicenda di Alzheimer raccontata nel migliore dei modi, dall’altro un monumentale e ingombrante tomo di forza recitativa. Con il cuore e con gli occhi che tirano verso direzioni opposte, quasi da farci diventare strabici.

Personaggio venefico: Alice

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