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The Amazing Spider-Man 2 sorprende per ritmo

RECENSIONE THE AMAZING SPIDER-MAN 2

Fare film dedicati ai supereroi è impresa quantomeno pericolosa, si rischia il linciaggio mediatico da parte di orde di fummettari ai quali il grande schermo distrugge in due ore l’immaginario collettivo costruito nell’intera infanzia. Insomma, al cinema, i ragazzotti in calzamaglia rappresentano materiale potenzialmente esplosivo. Giustamente la Marvel non la pensa allo stesso modo e, dopo The Amazing Spider-Man – non riuscitissimo, ma non così esecrabile come si è letto in rete n.d.r. –  ci riprova con The Amazing Spider-Man 2 – Il potere di Electro affidando nuovamente la regia a Marc Webb.

REGIA: Marc Webb
CAST: Andrew Garfield, Emma Stone, Jamie Foxx, Dane DeHaan, Sally Field
FOTOGRAFIA: Daniel Mindel
NAZIONALITÀ: USA
ANNO: 2014
TITOLO ORIGINALE: The Amazing Spider-Man 2
DURATA: 142 min.

Stan Lee deve aver pensato che un regista con un cognome così affine all’Uomo Ragno deve, per forza di cose, tirar fuori uno Spider-Man coi controcazzi e dobbiamo dire che stavolta non gli è andata malaccio perché Webb confeziona una pellicola scoppiettante, colma di ritmo, personaggi e situazioni differenti. Anche se, come vedremo più avanti, al regista di questo reboot manca un pizzico del talento visivo necessario a rendere grandi operazioni come queste.

Come nel film precedente troviamo un Peter Parker (Andrew Garfield) contrastato, dibattuto tra l’amore nevrotico per Gwen Stacy (Emma Stone) e la ricerca della ‘verità’ sui genitori, mentre sullo sfondo appaiono nuovi nemici, reietti senza scelta dentro i quali la rabbia è l’unico carburante a disposizione per affrontare una società che nutre nei loro confronti sentimenti di paura e disgusto. A differenza della trilogia di Raimi, nella quale Parker è in perenne crisi d’identità causata dalla doppia natura e dal senso di responsabilità e oppressione che da essa deriva, nel film di Webb le relazioni ambivalenti tra il nostro ragno di quartiere e i suoi avversari sono appena accennate. L’asse è completamente spostata, la pellicola sta in piedi grazie alla storia d’amore tra Peter e Gwen ma in questo caso l’eroe è alleggerito, quasi sgravato dal tormentone “da grandi poteri derivano grandi responsabilità“, perché sarà la ragazza a decidere in preda a una filosofia in puro Steve Jobs style, tanto cara all’America dei giorni nostri.

Scelta comprensibile questa, perché sarebbe stato praticamente impossibile per un regista come Webb aggiungere qualcosa alla strada già ampiamente battuta da Raimi e probabilmente non è ciò che volevano i produttori.

Il risultato finale ci regala un film che non ha la profondità psicologica del trittico diretto dal regista de “La casa” ma che, grazie alle minori introspezioni, guadagna in ritmo, frenesia e divertimento. The Amazing Spider-Man 2, però, perde nettamente il confronto in due settori: la regia si assesta su livelli medio-bassi mentre gli effetti speciali non sono all’altezza delle migliori produzioni targate Marvel Comics. Le evoluzioni di Spidey tra i grattacieli di New York appaiono avulse dal contesto e i movimenti da ragno troppo lontani da ciò che ci si aspetterebbe. I cattivi non se la cavano molto meglio, specialmente Electro (Jamie Foxx), limitato a scosse elettriche d’ordinanza.

Notevole comunque il suo profondo disagio nella scena che si svolge a Times Square. Circondato da folla e polizia scopre con orrore che la sua parte mostruosa è proiettata su tutte le luminose della celebre piazza newyorkese.

Personaggio Venefico: Gwen Stacy, vera eroina della pellicola

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