The Giver il mondo di Jonas Poster

THE GIVER: il mondo di Jonas non parla

RECENSIONE THE GIVER – IL MONDO DI JONAS

Che dire dopo aver visto The Giver? Ia prima cosa che mi viene in mente è «beh, da un film di Phillip Noyce non puoi aspettarti che questo»… un lavoro incolore, né rosso né giallo, né caldo né freddo, né bello né brutto (no ben ecco… questo forse un po’ bruttino lo é), insomma avete capito no? Un film di Phillip Noyce, il regista de Il collezionista di ossa, Sotto il segno del pericolo, Giochi di potere e un sacco di altri titoli decisamente sopravvalutati. Ma sono qui per parlare del film in questione…

REGIA: Phillip Noyce
CAST: Jeff Bridges, Brenton Thwaites, Meryl Streep, Alexander Skarsgård, Katie Holmes, Odeya Rush
NAZIONALITÀ: USA
ANNO: 2014
TITOLO ORIGINALE: The Giver
DURATA: 94 min

The Giver – Il mondo di Jonas è l’adattamento per il grande schermo dell’omonimo romanzo per ragazzi della scrittrice americana Lois Lowry e racconta questo: siamo in un futuro distopico all’interno di una società apparentemente armonica dove non vi è traccia di problemi, dolori o sofferenze. I membri di questa comunità devono solo attenersi a delle semplici ma ferree regole che prevedono l’assunzione quotidiana di una medicina, il coprifuoco prima dell’imbrunire, il divieto di utilizzare parole bandite dell’ordine costituito e nessun contatto fisico tra individui appartenenti a famiglie diverse. Non c’è spazio per la musica, l’arte e l’amore! Jonas (Brenton Thwaites), Fiona (Odeya Rush) e Asher, tre ragazzi alle soglie della matura età, aspettano con trepidazione il momento più importante della loro vita. A breve i Capi Anziani decideranno quale sarà il loro compito all’interno della collettività, ma il giorno dell’assegnazione dei ruoli succede qualcosa che cambierà il destino di quel ‘mondo’…

Film dalle lodevoli intenzioni – come quasi tutti i lavori di Noyce – che vorrebbe essere una critica all’evoluzione standardizzata della società odierna e contemporaneamente un elogio all’importanza della memoria e alla ricchezza della diversità ma che, purtroppo, dal punto di vista artistico non ha niente da dire, vittima di una sceneggiatura piatta (succede tutto ciò che lo spettatore si aspetta che succeda) e di una regia senza lampi.

Il regista australiano non ha la sensibilità emotiva e cinematografica per dirigere un film come questo e ce lo ricorda ‘banalizzando’ le differenze tra Jonas, il donatore e il resto della popolazione con scelte al limite del trito e ritrito. Il ragazzo è il solo che vede il mondo a colori (e sai che scoperta n.d.r.), mentre i travasi di memoria tra lui e il donatore (Jeff Bridges) sono sintetizzati da una serie di scene prive di fantasia (guerre, fiori, musica, uomini che uccidono animali indifesi) mixate a fatti storici realmente accaduti (l’abusata piazza Tienanmen quante volte l’abbiano già vista?). Insomma il tutto è intriso di una prosaicità disarmante, così come prosaici sono i suoi personaggi, capeggiati da una stucchevole Maryl Streep nel ruolo della ‘cattivona’ di turno.

Sfortunatamente, The Giver, non riesce a pungere nemmeno nella sua volontà concettuale. Oppresso da tutto ciò che vorrebbe combattere finisce per regalarti l’effetto opposto: mentre lo guardi non senti niente!

Ridicolo il finale.

Personaggio Venefico: Jonas, non foss’altro per la buona recitazione di Brenton Thwaites

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