DowneyJr-Duvall

THE JUDGE, indaga i conflitti della vita

THE JUDGE – RECENSIONE

“Immagina un luogo lontano dove la tua opinione conti qualcosa”.

È così che il giudice Palmer (Robert Duvall) parla al figlio Hank (Robert Downey Jr.), rampante avvocato di Chicago, tornato dopo anni nel paesino dell’Indiana – dove risiede il resto della famiglia – in occasione della morte di sua madre. In pochi sembrano considerarlo diversamente da come appare: uno stronzetto di città con i vestiti firmati e la puzza sotto il naso.

REGIA: David Dobkin

CAST: Robert Downey Jr., Robert Duvall, Vera Farmiga, Vincent D’Onofrio, Jermy Strong, Dax Shepard, Billy Bob Thornton

FOTOGRAFIA: Janusz Kaminski

NAZIONALITÀ: USA

ANNO: 2014

DURATA: 142 min

USCITA: 23 ottobre 2014

Fin dalla prima scena The Judge vive e respira nelle aule di tribunale: l’esercizio delle professioni legali è il modo con cui David Dobkin dipinge il carattere, i punti di riferimento e in fin dei conti il destino dei due protagonisti. L’intreccio e la forza dei personaggi fanno somigliare il film ai migliori thriller giudiziari tratti dai libri di John Grisham – dei quali però qui manca la cattiveria e la profondità. La vicenda che vede rovesciarsi il ruolo del giudice Palmer nell’imputato di un terribile delitto non ha, infatti, le tinte del giallo. È in realtà il pretesto per indagare su due grandi conflitti presenti nella vita di tutti: lo scontro tra un’educazione imposta dall’alto e il tentativo di realizzazione personale (da ottenere invece da soli), e il dissidio aperto tra padre e figlio.

Sullo sfondo le due anime dell’America, quella urbana e quella rurale, in opposizione antropologica. Ma qui il regista ci svela ben presto da che parte sta: solo nel villaggio dell’Indiana Hank potrà sperare di ritrovare quello che in fondo cerca. In un luogo dove la gente è franca, diretta, vera, tra il verde dei campi di segale e la purezza di laghetti e ruscelli, potrà avvenire la maturazione del protagonista, la sua guarigione “affettiva”. Sia verso i fratelli (uno di loro è il leggendario Palla di Lardo di Full Metal Jacket) e il problematico padre, sia verso gli amori spezzati in gioventù, e sia nei confronti dell’anima stessa e del senso di appartenenza. In questo quadro, non stupisce l’abbondanza di dettagli vintage, vedasi la maglietta grigia e rosa dei Metallica che Robert Downey Jr. recupera tra i vecchi abiti prima di un giro in bicicletta tra la calma dei monti. La fotografia di Kaminski in questo caso è fondamentale per offrirci viste incontaminate, lontane dal cinismo, dall’ipocrisia, dallo stress e dalla competizione cittadina.

La performace degli attori è notevole e la storia avvincente fino alla fine. Non mancano i colpi di scena (forse anche troppi), i buoni caratteristi e le scene indovinate (la selezione della giuria e la resa dei conti tra padre e figlio su tutte). Ancora meglio, David Dobkin evita facili moralismi riuscendo a risolvere la questione fondamentale del film, e della vita… «conta di più vincere o giocare secondo regole e valori?»

The Judge piacerà molto a chi vive la famiglia come luogo del cuore.

Personaggio Venefico: Samantha, la ex di Hank.

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