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Vinodentro, il Faust in chiave enoica non convince

Seduto in poltrona a due minuti dalla proiezione di Vinodentro ricevo un sinistro SMS da un amico… il messaggio recita: «cosa preferisci per la cena di domani, vino o birra?». Non so cos’avreste risposto voi, ma io, scaramantico il giusto, scelgo la birra, totalmente ignaro sugli effetti che il nettare rossosangue avrebbe prodotto al protagonista del film.

REGIA: Ferdinando Vicentini Organi
CAST: Vincenzo Amato, Pietro Sermonti, Daniela Virgilio, Giovanna Mezzogiorno, Lambert Wilson
FOTOGRAFIA: Dante Spinotti
NAZIONALITÀ: ITA
ANNO: 2014
DURATA: 100 min

Giovanni Cuttin (Vincenzo Amato) è un impiegato di banca con poche prospettive di crescita lavorativa. La sua vita non si scosta da una routine quotidiana che si dipana tra l’ufficio e uno stanco rapporto matrimoniale, ma l’esplosione dei sensi è dietro l’angolo…

Vinodentro, pellicola liberamente ispirata al quasi omonimo romanzo datato 1999 di Fabio Marcotto, è un film diseguale, che alterna tratti da commedia italiana a momenti noir che sfociano nella farsa.

L’intenzione del regista Ferdinando Vicentini Organi (molto discusso il suo Ilaria Alpi – Il più crudele dei giorni) è quella di fare del suo lavoro un elogio al mito del Faust ma il risultato finale arriva molto lontano dall’obiettivo, limitato com’è da una sceneggiatura che disorienta lo spettatore mescolando in maniera goffa i momenti onirici a quelli reali, e da una regia che cerca di darsi un tono attraverso inquadrature inusuali, principalmente nella fase in cui il protagonista viene ‘irretito’ dalla misteriosa dark lady Margherita, ma che non riesce ad andare oltre a un mediocre esercizio di stile (imbarazzanti le scene di gara tra sommelier, un mix tra fiction tv e televendite degne del miglior Cesare Cadeo).

Le incongruenze sono molte, basti pensare al personaggio interpretato da Daniela Virgilio usato solamente come esca per gli astanti, tuttavia questa rivisitazione in chiave enoica della saga Faustiana riserva qualche discreto momento segnatamente legato al rapporto simbiotico che lentamente si instaura tra il protagonista e il commissario Sanfelice (Pietro Sermonti) impegnato nella risoluzione dell’enigma connesso alla morte di Adele (Giovanna Mezzogiorno), moglie dello stesso Cuttin. In questi frangenti i due attori danno il meglio e sembrano divertirsi mentre durante l’interrogatorio condividono la loro passione per il vino.

Curiosità: il commissario Sanfelice e il suo assistente paiono la copia trentina di Montalbano e Catarella

Bella la fotografia di Dante Spinotti. Le scene in notturna girate nelle varie città trentine sono splendide.

Personaggio Venefico: Giovanni Cuttin, man mano che il film procede diventa sempre più accattivante

Momento Venefico: nessuno

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