Joaquin Phoenix

VIZIO DI FORMA, onirico e retrattile

VIZIO DI FORMA – RECENSIONE

Sapete una cosa? Questa volta più di altre volte sento il bisogno di non scrivere una vera e propria recensione (come se l’avessi mai fatto…), perché i film sono personali, sono di chi li dirige e dello smisurato spettro di individui che li guarderà… lo scoglio più grande è però rappresentato dal film stesso, perchè per comprendere appieno il nuovo lavoro di Paul Thomas Anderson sarebbe necessaria almeno una seconda visione.

REGIA: Paul Thomas Anderson
CAST: Joaquin Phoenix, Josh Brolin, Owen Wilson, Katherine Waterston, Reese Witherspoon, Benicio Del Toro, Martin Short
FOTOGRAFIA: Robert Elswit
NAZIONALITÀ: USA
ANNO: 2014
TITOLO ORIGINALE: Inherent Vice
DURATA: 148 min
USCITA: 26 febbraio 2015

Vizio di forma è il viaggio allucinato e soffocante dell’investigatore privato Doc Sportello. È un’Odissea onirica che si muove in spazi chiusi, strozzati da un ritmo cinematografico singhiozzante, sempre pronto a partire e un istante dopo a ritrarsi su se stesso, sui propri dubbi, sui dubbi di Doc Sportello.

Siamo alla fine dei ’60, anni in cui il film è ambientato. Si vede e si sente, nei vestiti, nelle acconciature, nella musica, ma a farla da padrone è il ritmo vitale di uno straordinario Joaquin Phoenix alla costante ricerca di un indizio che lo guidi verso l’illusoria scoperta di sé e dell’altro(a). La sua mente è simultaneamente ottenebrata e resa lucida dall’uso smodato e costante di marijuana ed è come se l’effetto generasse confusione nello spettatore, avvolto anch’egli da ambigue nuvole di fumo.

Sportello muove la sua investigazione tra casa, ufficio, ancora casa, luoghi indefiniti (c’è una misteriosa nave fantasma di nome Golden Fang) e protagonisti improbabili. Anderson non sembra interessato al ‘caso’, quanto invece all’interazione tra i personaggi che Sportello incontra durante l’indagine. La scrittura però è pesante, e come nei romanzi di Thomas Pynchon, labirintica. Troppa carne al fuoco e troppe soluzioni si intrecciano lungo il percorso che via via si fa sempre più fumoso.

Come nel precedente The Master, il tragitto è quasi esclusivamente mentale, ma le differenze d’impatto tra le due pellicole sono evidenti: il film che vedeva la presenza dello stesso Phoenix e di Philip Seymour Hoffman si snodava certamente attraverso una sceneggiatura ellittica, ma la potenza visiva e la tensione (quasi omoerotica) del rapporto tra i due erano strabordanti. The Master era un film ‘aperto’, apparentemente non risolto, eppure così straordinariamente intero. Vizio di forma, al contrario, è retrattile. Come un amore incapace di farsi vita.

Se Ulisse partiva per tornare, Sportello vagola nebuloso, indistinto, sfocato, in perfetta sintonia con l’uomo (post) moderno, incancrenito in un vizio di forma (intrinseco). Perché tanto non stiamo insieme, vero?

A qualcuno sicuramente piacerà!

Il film contiene brani assolutamente esilaranti.

Personaggio venefico: Christian “Bigfoot” Bjornsen (Josh Brolin)

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